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martedì 4 gennaio 2011

Giorni

Trenta giorni ha novembre,
con aprile, giugno e settembre.
Di ventotto ce n’è uno,
tutti gli altri ne han trentuno.

Giorni…giorni …giorni.
Giorni fluttuanti, giorni lontani, giorni ancora da diventare giorni.
Albe e tramonti, giorni di sole e di tempesta.
Puzzles di vita che si compongono, che si annullano, che si evolvono.
Giorni di mare, di natura, di montagna.
Solo giorni.
Giorni di risate vere, giorni di pianto.
Stagioni che mutano.
Grida di vita.
Tintinnio di melodie diverse.
Moltitudini di folle che si incontrano, si incrociano, si sovrappongono.


Sognare alcuni giorni, talvolta viverli, talvolta sperarli.
Sognare di rivivere alcuni giorni.
Non ricordare piu’ alcun giorno.
Luoghi, momenti, essenze…nei giorni.
Giorni infiniti.
Giorni vuoti.
Giorni di attesa.
Giorni.
Numeri.
Significati.
Emozioni.
Speranze.
Vita.
Tutto quello che non sai, che non ti aspetti.
Giorno dopo giorno.


Madame gourmadise

sabato 1 gennaio 2011

Douceur de vivre, oggi come ieri


“Discite quae faciem commendet cura, puellae
et quo sit vobis forma tuenda modo.
(…)
Prima sit in vobis morum tutela, puellae:
ingenio facies conciliante placet.
Certus amor morum est; formam populabitur aeta
et placitus rugis vultus aratus erit;
tempus erit, quo vos speculum vidisse pigebit
et veniet rugis altera causa dolor.
Sufficit et longum probitas perdurat in aevum,
perque suos annos hinc bene pendet amor”.*
P. OVIDIUS NASO, “MEDICAMINA FACIEI FEMINEAE”



Calice di vino rosso, acqua calda e bolle profumate, jazz nell'aria, lume di candela, peace and love.  Yes, I can.

Gli antichi Romani lo sapevano bene che a prendersi cura di noi stessi ci si guadagna. In bellezza, ma soprattutto in benessere psichico. E gli altri, per questo, ce ne saranno grati.

In antichità, dopo essersi abbondantemente affaticati e belli sudati, tappa obbligata, prima di cena, al calidarium. Ci si immergeva in una vasca di acqua calda, dove il corpo assorbiva tutta l’umidità dei vapori prodotti. Il tepidarium era il passaggio intermedio per giungere infine al frigidarium, nel quale,  lo dice la parola, la temperatura più fresca tonificava le membra donando al corpo un rinvigorimento generale, spesso rafforzato da piacevolissimi massaggi con oli e unguenti odorosi.

Théodore Chassériau, Tepidarium (1853)

Oggi abbondano le spa, in cui il nostro corpicino e la nostra mente, provati da una vita sociale sempre più intensa, possono  trovare ristoro.   Ma senza lambiccarci troppo nella ricerca di quella più adatta a noi – la più vicina, la più glam, la più economica, la più attrezzata, etc etc…-, anche nella nostra magione si può ricreare, in piccolo,  un angolo in cui gustarsi la dolcezza di vivere. Niente affollamenti, prezzo giusto, durata a piacere. Serenità assicurata.

E dopo la seduta di psicoterapia (lo è, a tutti gli effetti), una botta di cosmesi. Alcune raccomandazioni.


Eviterei improvvisazioni da profumieri tardo Impero: grasso di cigno, d’oca e struzzo presso gli Antichi andavano alla grande, ma loro sapevano anche come togliere il tanfo terrificante che questi grassi animali portano con sé quale leggera controindicazione.  Meglio degli ottimi sali da bagno, magari regalati da persone cui sta a cuore il nostro benessere.  La pelle profuma delicatamente, la sensazione di piacere aumenta..garantito.

Da stare alla larga anche dai cosmetici ottenuti con prodotti per la pittura: fondotinta a base di caolino, cinabro per il rosso, malachite per il verde, polvere di corno per le sopracciglia, ossidi di rame e ossidi di ferro, procuravano, sì, un trucco che rendeva il volto simile ad una bambola di porcellana, salvo, però, riportare intossicazioni ed avvelenamenti vari il giorno dopo. 


Occhio, infine, alle tentazioni in agguato dai barattoli di cucina: se è vero che una netta divisione tra aromi di cucina e profumazioni cosmetiche non esisteva nell’antica Roma, è vero altresì che per i poco esperti il rischio è di uscire di casa in odor di forno. Credetemi, parlo per esperienza: zafferano, salvia e alloro stanno meglio sul pollo.

Siamo pronte per il nostro vinum absinthiatum (l'aperitivo dei Romani, manco a dirlo).




*“Imparate, o donne, quali cure abbelliscano il volto, 
e in quale modo preservare la vostra bellezza.
(…)
Per prima cosa, o donne, curate il vostro carattere: 
se l’indole è gradevole piace anche l’aspetto. 
L’amore per il carattere è 
sicuro, la bellezza la devasteranno gli anni, 
e il volto un tempo attraente sarà solcato dalle rughe. 
Giorno verrà che vi sarà 
amaro guardare lo specchio, e il dolore sarà causa ulteriore di rughe. 
L’onestà è sufficiente e resiste a lungo nel tempo, e vi si 
fonda bene, per gli anni che dura, un amore”.

martedì 21 dicembre 2010

Sensazione!


Partire verso un orizzonte
imbattersi per caso verso un altro!
Nessun cambio di direzione..no..no..ma lasciarsi andare e trovarsi al crocevia dove i tuoi pensieri si sovrappongono, le tue emozioni si confondono, dove un alternarsi di brividi ed impetuosità interne sconvolgono i tuoi sensi...
Profumi di salsedine e sottobosco che si intrecciano,
colori tiepidi avvolti nell'oscurità,
mani intrecciate e forme caotiche di sottofondo.
Udire dolce melodie in una caotico frastuono.
Il calore di una carezza gelido su di me.

 Sensazioni.
Sensazioni.
Ancora sensazioni.
Cibo ed essenza dell'anima e della vita.
Fonte dei ricordi e speranze future.
Sensazioni.
Sviscerare l'essenza di ogni cosa.
Vedere, udire, gustare, annusare, toccare ogni sensazione.


Sensazione

I miei pensieri sono qualcosa che la mia anima teme.
Fremo per la mia allegria.
A volte mi sento invadere da
una vaga, fredda, triste, implacabile
quasi-concupiscente spiritualità.

Mi fa tutt' uno con l' erba.
La mia vita sottrae colore a tutti i fiori.
La brezza che sembra restia a passare scrolla dalle mie ore rossi petali
e il mio cuore arde senza pioggia.

Poi Dio diventa un mio vizio
e i divini sentimenti un abbraccio
che annega i miei sensi nel suo vino
e non lascia contorni nei miei modi
di vedere Dio fiorire, crescere e splendere.

I miei pensieri e sentimenti si confondono e formano
una vaga e tiepida anima-unità.
Come il mare che prevede una tempesta,
un pigro dolore e un' inquietudine fanno di me
il mormorio di un incalzante stormo.

I miei inariditi pensieri si mescolano e occupano
le loro interpresenze, e usurpano
gli uni il posto degli altri. Non distinguo
nulla in me tranne l' impossibile
amalgama delle molte cose che sono.

Sono un bevitore dei miei pensieri
L' essenza dei miei sentimenti inonda la mia anima..
La mia volontà vi si impregna.
Poi la vita ferma un sogno e fa sfiorire
la bellezza nel dolore dei miei versi
(F. Pessoa)

sabato 18 dicembre 2010

Era di venerdì 17: quattro passi tra le vigne

"Oh, quest'occhio ebbro
che in questi stessi luoghi va errando
e su di noi insieme posa
talvolta lo sguardo e si stupisce".
P. Celan, "La china", in "Di soglia in soglia" (1955)



Si dice che a camminare si ridisegnino i contorni. Una passeggiata tra le vigne innevate dalla tormenta di venerdì 17 è sì qualcosa di diverso dall'esplorazione coraggiosa di terre incontaminate, e neppure è assimilabile all'arrampicarsi impavido su cime tempestose.  Rimane la cattura  volitiva di un frammento di tempo, il racconto di un fermo-immagine che  restuituisce ai sensi una natura in divenire, che si rinnova nei cicli stagionali. E l'uomo con lei.




Passo dopo passo, perdogiorno.
L'aria tersa svela, sotto l'apparenza, la sostanza delle cose.  Assorta e distratta, mi godo in solitudine l'istante.  E, in segreto, raggiungo te.


Tutt'intorno la neve illumina di candore i particolari.  Oltre il giardino fatato, ma artificiale, mi gusto la meraviglia della natura che muore e rinasce. Accordo il battito all'incedere. E  t'incontro sul cammino. La vigna, una galleria di specchi riflessi. Rimandano me, rimandano te.
Lunghi sentieri, impervi d'incantamenta e prodighi d' abbracci vitali, aspettano noi.


 
  Incantamenta


 Abbracci vitali


Mi stipusci ancora una volta. Come un pilota d'aliante, ti stacchi dal suolo e ti consegni ai venti.  Ti muti in quel pettirosso che solca le nuvole basse sopra la vite. Inerme, non ha paura. E' padre di se stesso.




Che fortuna, di venerdì 17 nevica.  Mentre la neve non sa coprire tutta la città, io imparo ad amarti un po' di più. Passo dopo passo.

"I Learned to love you
For what you would allow.
I grew to love you
We would work it out somehow.
Oh to love you,
Every crack and hopeless stain.
I still loved you
When you went missing once again, yes I did,
I still loved you when you went missing again".
Sarah Jane Morris, I learned to love you 

 

mercoledì 8 dicembre 2010

In silenzio

Alla ricerca di un'assenza di parole, di suoni e rumori. Come nutrimento per la mente, oltre che per il corpo.
In silenzio.







mercoledì 1 dicembre 2010

Sogno o sono desta?


"Noi siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni e
la nostra breve vita è circondata dal sonno"
(da La Tempesta di Shakespeare)


"..o notte beata!temo che,essendo com'è di notte,
tutto questo non sia altro che un sogno,troppo dolce e troppo
lusinghiero per essere fatto di sostanza reale."
(da Romeo e Giulietta  di Shakespeare)

 




 "Sogna perchè nel sonno puoi trovare quello che il giorno non ti puo' dare."
( Jim Morrison )


"Chi sogna di giorno conosce molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte."
( Edgar Allan Poe )




La speranza è un sogno ad occhi aperti.
(Aristotele)



Per fare divenire realtà un grande sogno, il primo requisito è una grande capacità di sognare;
il secondo è la perseverazione - una fede nel sogno.
(Hans Selye)



Il sogno è il teatro dove il sognatore è allo stesso tempo sia la scena,
l'attore, il suggeritore, il direttore di scena, il manager, l'autore, il pubblico e il critico.
(Carl Gustav Jung)

giovedì 25 novembre 2010

Shoes victims capitolo III: questione di premonizioni

Capita che in un momento particolare della tua vita la tua amica di sempre ti ospiti nel suo appartamento per un paio di mesi.
Lei te l’aveva buttata lì con la "leggerezza" di chi ti invita a casa sua per un caffè. Per non spaventarti.
Tu lì per lì credevi di non aver registrato l’informazione. Non ce n’era bisogno, tutto si sarebbe risolto.

Poi niente si è risolto, e lo sapevi bene che non sarebbe accaduto.
E quell’invito in realtà l’avevi memorizzato bene.

Lei non è ancora rincasata quando un lunedì sera d’inverno varchi la soglia del suo appartamento portando con te:
1 completo senso d’irrealtà
1 piccolo trolley con qualche indumento
6 paia di stivali



Appoggi il trolley in un angolo della camera dove non da fastidio e cominci a cercare un posto per gli stivali.

Magari nel ripostiglio. No, è già pieno stipato di stivali-scarpe-sandali.


Forse nel soppalco. Nemmeno a parlarne, rigurgita di stivali-scarpe-sandali.


Idea, sotto al letto. Figurati, completamente occupato da scatole strabuzzanti di stivali-scarpe-sandali.


Beh, mica a caso vi siete scelte qualche decennio fa.
All’epoca lei teneva nel bagagliaio della sua Mini-Minor una vasta gamma di decolté nuovi di pacca; se avesse portato in casa altre scarpe sua madre le avrebbe tagliato la testa.



Tu, a tua madre che aveva notato le dita dei piedi rovinate, avevi detto che un’auto ti ci era passata sopra con le ruote; non che quelle irrinunciabili ballerine rosa erano almeno un numero sotto al tuo.




Unite dalla sindrome dello shopping compulsivo?

No, entrambe folgorate in tenera età da un’intuizione, quasi una premonizione:
ci sarà da scarpinare, meglio attrezzarsi bene.

mercoledì 24 novembre 2010

Un brivido che vola via... atto II

Ancora tu non mi sorprende lo sai
ancora tu ma non dovevamo vederci più?




E come stai? Domanda inutile
Stai come me e ci scappa da ridere.
Amore mio ha già mangiato o no
Ho fame anch'io e non soltanto di te
Che bello sei sembri più giovane
o forse sei solo più simpatico




Oh lo so cosa tu vuoi sapere...
Nessuno no ho solo ripreso a fumare...
Sei ancora tu purtroppo l'unico
Ancora tu l'incorreggibile
Ma lasciarti non è possibile
No lasciarti non è possibile
Lasciarti non è possibile
No lasciarti non è possibile
Sei ancora tu purtroppo l'unico
Sei ancora tu l'incorreggibile



Ma lasciarti non è possibile
No lasciarti non è possibile
Lasciarti non è possibile
No lasciarti non è possibile
Disperazione gioia mia
sarò ancora tua sperando che non sia follia


ma sia quel che sia
abbracciami amore mio
abbracciami amor mio
Che adesso lo voglio anch'io
Ancora tu non mi sorprende lo sai


ancora tu ma non dovevamo vederci più?
E come stai? Domanda inutile
Stai come me e ci scappa da ridere
Amore mio ha già mangiato o no
Ho fame anch'io e non soltanto di te
Che bello sei sembri più giovane


o forse sei solo più simpatico ...